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Il Torneo delle Strade

La situazione generale di grande sensibilità per le questioni legate alla promozione del calcio di base e soprattutto del calcio vissuto per strada, come condizione preliminare di qualsiasi attività sportiva più seria e strutturata ha determinato per tutta l’Associazione Genitori una forte volontà di ragionare su attività che avessero al centro l’inclusione e che si proponessero di allargare la partecipazione anche agli spazi esterni alla scuola.

II Torneo delle Strade nasce all’interno di questa cornice: nei gruppi sono presenti molti minori di origine migrante (la scuola conta il 43% di alunni stranieri) e/o in condizione socio-economiche precarie e minori con disabilità cognitive, categorie per le quali lo sport diventa un essenziale strumento di sviluppo personale e integrazione nel gruppo dei pari. Bisognava provare a sperimentare un modo per avvicinare i bambini più diversi e attraverso il calcio trovare un linguaggio comune, mostrando come il quartiere stesso potesse diventare non solo luogo di svolgimento delle partite.

Le giornate di questa competizione, che si svolgono lungo i mesi di Settembre e Ottobre, non sono solo un momento di gioco ma nascono dalla volontà di riportare il calcio tra i parchi e le strade del quartiere e di riappropriarsi di spazi pubblici per il gioco, creando attorno alle partite un’occasione di divertimento e socializzazione per bambine, bambini e genitori, come sempre il calcio sano ha fatto nella sua storia.

Oltre, però, all’obiettivo di voler tornare a vedere instaurata una relazione diversa tra i bambini e lo spazio pubblico, tra la loro vita privata e quella della strada della piazza, ce n’è un’altra altrettanto importante. Una delle maggiori criticità del territorio delle città contemporanee in generale e di Roma e del rione Esquilino nello specifico è quella legata alle infrastrutture sportive. Non tanto rispetto alla presenza di spazi dove praticare in maniera “formale” lo sport, ma ancora di più rispetto all’assenza di luoghi che possano “ospitare” le nuove generazioni per un gioco spontaneo e libero che in passato si realizzava in modo molto più naturale. Il calcio deve la sua diffusione proprio alla facilità con cui si può praticare: storicamente è sempre stato giocato per strada o nei parchi, lasciando i giovani liberi di passare del tempo in compagnia e all’aria aperta, praticando un’attività sana per il loro fisico, la loro mente e che favorisce la nascita di rapporti interpersonali e di amicizie. Uno dei più grossi drammi della nostra epoca è vedere le vie delle città svuotate di partitelle e riempite di macchine, mentre i ragazzi e le ragazze soffrono sempre più di solitudine, problemi psicomotori e si rifugiano nell’anestetico dei giochi digitali.

Crediamo che questa sia una delle maggiori sfide che dovremmo affrontare e che per risolverla proprio i bambini e le bambine possono essere i nostri migliori alleati, perché loro osservano, guardano e soprattutto usano lo spazio e se li ascoltiamo scopriremo che sono capaci di ripensarlo alle volte meglio di come potremmo fare noi adulti.

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