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Approccio educativo
Gli obiettivi dell’Esquilino Football Club sono vari e non si limitano alla promozione della salute psicofisica dei bambini e delle bambine. Nel nostro caso, il calcio è uno strumento che permette di intervenire su vari piani ed è permeato da una forte impronta pedagogica e di sensibilità sociale. Il team di istruttori/educatori e la dirigenza dell’Esquilino puntano tantissimo su questi aspetti e quando è stato necessario ampliare il gruppo per l’aumento del numero degli iscritti o perché alcuni di essi avevano dei bisogni specifici e andavano seguiti con maggiore attenzione, il profilo che si è sempre cercato di trovare è quello di chi ha condivide la visione educativa dello sport, per noi prioritaria rispetto a quella sportiva.
Giovanni Castagno in particolare, capo allenatore e dirigente/presidente dell’Esquilino, insegna da tanti anni, in una prima fase della sua esperienza alla scuola dell’infanzia, poi alla primaria, e ha approfondito moltissimo le tematiche legate alla storia della pedagogia e della scuola.
Avendo ormai accumulato una ventennale esperienza nell’ambito dell’educazione formale e informale è grazie alla sua irremovibile e convinta fiducia nell’importanza della formazione, dello studio e della disponibilità ad aggiornarsi ogni momento, che è riuscito a mettere in piedi un progetto sportivo ed educativo con basi pedagocihe molto solide. Dotarsi di un robusto e solido repertorio di conoscenze fa veramente la differenza e permette di esprimere quell’attenzione di cui i bambini hanno bisogno per trovarsi in un contesto veramente positivo e inclusivo, evitando così di sbandierare valori e convinzioni morali che restano parole vuote perché non corrispondenti a nessun comportamento concreto.
Grazie alla sua supervisione e lenta opera di formazione il team di allenatori è diventato veramente speciale. Tutti hanno perfettamente chiaro che gli allenamenti devono prestare molta attenzione alle riflessioni sul rapporto interpersonale, le dinamiche di gruppo e inter-genere, l’educazione al pensiero cooperativo e alla competizione sana. Come insegnava uno dei più importanti formatori a livello europeo e mondiale, Horst Wein, il vero artefice della costruzione di quell’invidiato sistema di formazione delle nuove leve calcistiche che è la Masia di Barcellona, è fondamentale per un buon formatore non cadere nell’errore di voler adattare il ragazzo al gioco, ma invece strutturare il proprio lavoro per fare il contrario. I bambini non sono degli adulti in miniatura e nessun educatore, in classe come su un campo da calcio, dovrebbe mai cadere nel tranello di pensarlo. Benché, come sappiamo osservando amaramente proprio quello che accade su un campo da calcio, questi principi siano la maggior parte delle volte disattesi. La carta dei diritti dei giovani giocatori contenuta nel famoso volume di Wein, Il calcio a misura dei ragazzi, menziona il diritto a divertirsi, quello a giocare come un bambino, di essere trattato con dignità, di partecipare a tutti gli aspetti del gioco e soprattutto di essere allenato e preparato da formatori esperti.



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